Alcuni dei giovani nibbi reali che, tra luglio e agosto 2026, sono stati liberati nel Parco Nazionale dell’Aspromonte stanno compiendo esplorazioni di portata più o meno lunga.
La maggior parte di essi non si è allontanata di molto dal sito di rilascio ma tre esemplari, invece, si sono spostati in Sicilia e ne hanno visitato varie zone. Due giovani, in particolare, hanno raggiunto la parte occidentale dell’isola e sono stati osservati e fotografati alimentarsi in un carnaio per rapaci gestito dall’Associazione CERM Centro Rapaci Minacciati.
La struttura è ubicata lungo la rotta migratoria che migliaia di uccelli nidificanti in Italia e nell’Europa centrale e centro-orientale percorrono in autunno per raggiungere le aree di svernamento nell’Africa sub-sahariana.
Gestita dall’Associazione CERM grazie alla disponibilità del Comune di Campobello di Mazara (TP), questa stazione di alimentazione supplementare è un punto di sosta per centinaia di nibbi bruni e falchi di palude e per numerosi nibbi reali e aquile anatraie minori. Viene frequentata anche da esemplari di capovaccaio in migrazione e da esemplari di capovaccaio che rimangono a svernare in Sicilia.
I nibbi reali Alfonso (anello di identificazione IBNA) e Blanca (anello IBNB), liberati nel Parco Nazionale dell’Aspromonte il 9 agosto 2026, più volte hanno approfittato del carnaio, aggregandosi alle decine di altri rapaci che lo frequentano.
È evidente che strutture come questa possano fornire un supporto importante ai rapaci nel corso di spostamenti migratori ed erratici, soprattutto in aree molto antropizzate nelle quali coltivazioni intensive e infrastrutture di vario genere lasciano poco spazio ad ambienti in grado di offrire risorse alimentari naturali.
Il carnaio del CERM in Sicilia occidentale, in particolare, funge da punto di ristoro per migliaia di uccelli che, in questa zona dell’isola, devono attendere condizioni meteo favorevoli prima di intraprendere il lunghissimo viaggio che, attraversando il Sahara, li porterà nelle aree di svernamento.
Alfonso e Bianca, invece, si limiteranno ad utilizzare la struttura temporaneamente ma non migreranno in Africa e, prima o poi, faranno ritorno nell’Italia peninsulare e nei pressi dell’area di rilascio.
