Parco Nazionale dell’Aspromonte

Il Parco Nazionale dell'Aspromonte è collocato nella parte meridionale della Calabria ed occupa una vasta porzione della stretta striscia di terra che, racchiusa tra il Mar Ionio ed il Mar Tirreno, costituisce l'estremità a sud della Penisola italiana.

Il territorio è caratterizzato dal massiccio montuoso dell'Aspromonte, le cui vette più elevate sfiorano i 2.000 di altezza. Queste "Alpi meridionali" o "Alpi calabresi" sono costituite soprattutto da rocce metamorfiche (gneiss e scisti) e magmatiche (graniti), di origine più antica rispetto a quelle appenniniche e frutto di depositi alluvionali, intrusioni magmatiche e sollevamenti.

La morfologia della maggior parte del Parco è piuttosto aspra ed irregolare e vede come elemento centrale il complesso montuoso dell'Aspromonte, dalla forma conico-piramidale, nel quale svetta il Montalto (1.956 m s.l.m.), dal quale si dirama un reticolo di creste alternate a profonde vallate. Limitate aree pianeggianti si estendono sulla sommità dei rilievi. Nel lato ionico i rilievi digradano lungo la costa in maniera uniforme e relativamente dolce mentre in quello tirrenico i versanti sono interrotti da quattro terrazzi pianeggianti a livelli sovrapposti.

Il monolite di Pietra Cappa

La Fiumara Amendolea

L'orografia dei luoghi unita al regime tipicamente mediterraneo delle precipitazioni determina la presenza di corsi d'acqua a regime torrentizio, le fiumare, che nel periodo invernale hanno portate rilevanti e formano, nei tratti superiori, apprezzabili cascate; nei periodi estivi ed autunnali esse mostrano una portata ridotta che, talvolta, si esaurisce completamente. E' il versante ionico a presentare le fiumare più ampie.

L'area di progetto, in particolare, è localizzata nella parte meridionale del Parco, in una fascia collinare che abbraccia la Fiumara Amendolea, una delle più grandi della Calabria meridionale, che è caratterizzata da colline di altitudine medio-alta, per lo più comprese tra i 300 ed i 1.000 metri di quota. Vi spiccano due rilievi più importanti (Monte Pietre Bianche, 1.436 m s.l.m., e M. Cavallo, 1.331 m s.l.m.), coperti da un'alternanza di bosco, macchia, pascoli e coltivi. L'area occupa circa 13.000 ha e comprende la porzione settentrionale della ZSC IT9350145 Fiumara Amendolea (1.560 ha).

Castagno secolare

Il clima del Parco è di tipo submediterraneo-temperato nelle aree montane e di tipo mediterraneo in quelle collinari. Il versante tirrenico fa registrare la piovosità più elevata, a causa del blocco esercitato dal massiccio dell'Aspromonte sulle correnti umide provenienti da ovest; quello ionico è più caldo ed asciutto.

La vegetazione del Parco, per via del considerevole gradiente di altitudine (l’area protetta si estende da circa 100 m a quasi 2.000 m di altezza) e delle diverse caratteristiche geologiche e climatiche dei due versanti, mostra una significativa disomogeneità.

Nella fascia montana, su di una superficie di circa 40.000 ha, si estendono boschi di faggio puri (Fagus sylvatica); alle quote più alte si mescola l'abete bianco (Abies alba sp. apennina), che solo in limitate aree forma boschi puri, per lo più localizzati nelle aree sommitali dell’area centrale del parco. Il sottobosco delle faggete ospita specie che qui si trovano al margine meridionale del loro areale quali la polmonaria dell'Appennino (Pulmonaria apennina) e la digitale appenninica (Digitalis micrantha). Raramente è presente il tasso (Taxus baccata) e, nelle aree tra i 1.200 e i 1.400 m s.l.m., è caratteristica la faggeta ad agrifoglio (Ilex aquifolium), formando i Faggeti degli Appennini con Taxus e Ilex.

Alle quote più alte dei rilievi, sopra i 1.400 metri, il faggio è talora governato a ceduo, per lo più invecchiato e in fase di conversione a fustaia; nelle zone sud, la faggeta è caratterizzata da sottobosco a ginepro emisferico, Juniperus hemisphaerica, spillone dell’Aspromonte, Armeria aspromontana ecc.

Nelle zone che si affacciano sull’area grecanica e ionica al faggio si mescola la rovere meridionale (Quercus petraea ssp. austrotyrrhenica) ove, localmente, quest'ultima specie forma boschi puri.

Piccoli corsi d'acqua attraversano le faggete ed accolgono varie specie erbacee endemiche.

Lungo tutta l’area posta in corrispondenza della Diga del Menta sono presenti pinete di pino calabro di origine naturale, talvolta miste a faggio e con presenza di rovere meridionale.

L’area centro – nord del parco, principalmente lungo la dorsale che funge da spartiacque tra Mar Ionio e Mar Tirreno, è caratterizzata, oltre che da boschi naturali principalmente a dominanza di faggio, anche da rimboschimenti, realizzati da circa 60 anni, a prevalenza di pino calabro.

Nelle aree poste alle quote al di sotto dei 1.000 m s.l.m. sono presenti boschi a prevalenza di leccio (Quercus ilex), talvolta misti a querce caducifoglie e, in particolare in corrispondenza del basso Ionio, da farnetto (Quercus frainetto), frammentati da pascoli. La sughera (Quercus suber) è presente in un’area limitata posta nel comune di San Giorgio Morgeto.

Il versante nord-occidentale del massiccio presenta, tra i 1.000 ed i 1.300 metri, vasti altopiani destinati alle colture cerealicoli e orticole e, dove queste siano state abbandonate, sono presenti arbustesti a felce aquilina (Pteridium aquilinum), ginestra dei carbonai (Cytisus scoparius) e, meno di frequente, ginestra calabrese (Genista brutia).

Sul versante tirrenico la fascia submontana, al di sotto delle faggete, è interessata da discrete superfici a boschi di castagno (Castanea sativa), talvolta presente anche sul lato ionico, nelle zone più fresche, immediatamente al di sopra della lecceta.

La felce bulbifera (Woodwardia radicans)

La vegetazione forestale è limitata e costituita da boschi di quercia castagnara (Quercus virgiliana), con un denso strato arbustivo mediterraneo, da leccete e da macchia ad olivastro (Olea europea ssp. sylvestris) ed euforbia arborea (Euphorbia dendroides).I corsi d'acqua del Parco, nella loro porzione superiore, sono fiancheggiati da ontanete ripariali, con ontano nero (Alnus glutinosa) e, scendendo, ontano napoletano (A. cordata). Dove il letto si fa più ampio compaiono il pioppo nero (Populus nigra) ed i Salici (Salix spp.).

Nei terrazzi alluvionali più elevati delle fiumare, interessati da sporadici eventi di piena, domina la vegetazione ad elicriso (Helichrysum italicum) o crescono boscaglie ad oleandro (Nerium oleander), tamerice comune (Tamarix gallica) e tamerice maggiore (T. africana).

Le strette valli che incidono i rilievi ospitano boschi di acero napoletano (Acer neapolitanum) e salice; di particolare interesse è l’endemismo aspromontano Salix oropotamica. Le cascate che si formano lungo i corsi d'acqua originano ambienti ideali per la rarissima felce bulbifera (Woodwardia radicans), relitto tropicale.

La fascia collinare è quella più interessata dalle modificazioni antropiche. Vi dominano coltivi (agrumi ed olivo), pascoli e la macchia ad erica (Erica arborea) ed altre specie sempreverdi, primo tra tutti il corbezzolo (Arbutus unedo).

Sono molto estesi anche i cespuglieti a ginestra odorosa (Spartium junceum), le garighe e le praterie steppiche.

La cascata Scherni

La fauna del Parco è di estremo interesse sia grazie alla varietà di ambienti che lo caratterizzano che alla sua posizione geografica, posto com'è al margine della catena appenninica meridionale. Ciò ha fatto sì che durante le epoche glaciali molte specie, soprattutto di invertebrati, siano state in grado di raggiungere il massiccio dell'Aspromonte ma che, poi, vi siano rimaste isolate, talora dando luogo a speciazioni e, dunque, alla presenza di endemismi.

Il popolamento di anfibi, che trova ambienti ideali nel più umido versante tirrenico, annovera due specie che qui si trovano al limite meridionale del proprio areale: la salamandra pezzata (Salamandra salamandra) e l'ululone appenninico (Bombina pachypus).

Numerose sono anche le specie di rettili tra i quali la testuggine terrestre (Testudo hermanni) e la vipera dell'Hugyi (Vipera aspis hugyi).

L'avifauna comprende circa 80 specie nidificanti. In circoscritte aree aperte dei rilievi nidifica la coturnice (Alectoris graeca) e nelle zone più assolate e pietrose si incontra la passera lagia (Petronia petronia).
Le aree rocciose ospitano aquila reale (Aquila chrysaetos), gufo reale (Bubo bubo), falco pellegrino (Falco peregrinus) e varie specie di passeriformi tra i quali passero solitario (Monticola solitarius) e codirossone (M. saxatilis).

Gli ambienti forestali accolgono rapaci quali sparviero (Accipiter nisus), astore (A. gentilis), falco pecchiaiolo (Pernis apivorus) e biancone (Circaetus gallicus). Altri uccelli di interesse di questi ambienti sono picchio nero (Dryocopus martius), balia dal collare (Ficedula albicollis) e crociere (Loxia curvirostra).

Nelle aree coltivate la cappellaccia (Galerida cristata) e l'allodola (Alauda arvensis) sono comuni mentre sono più rare la calandrella (Calandrella brachydactyla) e, soprattutto, la tottavilla (Lullula arborea).
La magnanima (Sylvia undata), la sterpazzolina (S. cantillans) e la più rara sterpazzola di Sardegna (S. conspicillata) nidificano nella vegetazione mediterranea.

Il Parco dell'Aspromonte e le aree tirreniche che lo bordano costituiscono un importante bottleneck per i rapaci migratori che si dirigono o provengono dalla Sicilia; tra le numerose specie che qui vengono osservate figurano, con i numeri più significativi, falco pecchiaiolo (Pernis apivorus), falco di palude (Circus aeruginosus) e nibbio bruno (Milvus migrans).

Scoiattolo nero (Sciurus meridionalis)

Per quanto riguarda i mammiferi sono le aree forestali a rivestire un'importanza particolare, essendo frequentate, tra le numerose specie, da lupo (Canis lupus italicus), gatto selvatico (Felis silvestris), martora (Martes martes), scoiattolo nero (Sciurus meridionalis) e driomio (Dryomys nitedula), specie, quest'ultima, che in Italia ha un areale molto limitato e frammentario. Nei pressi di boschi e corsi d'acqua si muove anche la puzzola (Mustela putorius).

Tra i coleotteri si annovera il raro coleottero rosalia delle Alpi (Rosalia alpina), presente nelle faggete.

Fonti: Piano per il Parco (Ente Parco Nazionale dell'Aspromonte, 2007); I grandi alberi del Parco Nazionale d’Aspromonte (Picone Chiodo C. & Spampinato G., 2003); Studio di fattibilità per la reintroduzione del nibbio reale (Milvus milvus) nel Parco Nazionale dell'Aspromonte (Ente Parco Nazionale dell'Aspromonte, 2017).

Scroll to top